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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Economia pubblica Tagliare gli sprechi o i servizi? fare i servizi in modo meno sprecone!
Tagliare gli sprechi o i servizi? fare i servizi in modo meno sprecone! PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

In materia di spending review si pone spesso, in modo enfatico , l'alternativa tra tagliare gli sprechi (buono!) e tagliare i servizi (no buono!), come se nel bilancio pubblico

ci fosse una voce “spese inutili", magari con scritto “sprechi-tagliare qui” e indicando un paio di forbici, come come sulle buste di salumi sotto vuoto. Nessuno capisce che gli sprechi sono legati al modo deresponsabilizzato di fare i servizi, al desiderio di "non decidere" cosa serve o cosa non serve a seconda delle risorse disponibili, al desiderio di "copertura" di tutte le pubbliche amministrazioni, alla paura di rischiare una protesta, una figuraccia, un caso mediatico, di non correre il rischio remoto che qualcosa vada storto. La nostra più grande azienda, la burocrazia, pensa alla copertura e all'immagine. Se non ci sono problemi di immagine dominano i "chi ce lo fa fare, spendiamo, anche se la spesa è inutile", oppure "che ci importa se sarebbe utile, non ci sono le procedure". I poli di funzionamento della pubblica amministrazione in Italia sono spontanei "copertura e immagine", finchè non finiamo sui giornali, stiamo cauti e prendiamo meno rischi possibile. Facciamo in modo che le decisioni "si prendano da sole", senza metterci la faccia, tanto per noi la sostanza non conta. Se le cose vanno bene nessuno ci premierà, mentre se vanno male diventeremo capri espiatori. La mission non è curare i malati, educare la gioventù, smaltire i rifiuti, gestire i flussi migratori, amministrare la giustizia.  Insomma "produrre". La mission dei servizi intermediati dal pubblico potere è coprirsi le spalle, arrivare al ventisette e non perdere la faccia.  Non appena qualcuno prende un'iniziativa scatta subito il "chi te lo fa fare" con insinuante sospetto di un qualche tornaconto personale. Vediamone una conferma nella sicurezza: tante precauzioni sono inutili, ma si fanno a fini protettivi perchè "se qualcuno si fa male", se qualcosa va storto, chi se la piglia la responsabilità? Gli accessi per disabili, gli impianti a norma, i sottopassaggi dove si poteva benissimo attraversare i binari, i milioni di norme "sulla sicurezza" , che non costa niente redigere, e comunicare, ma che costa moltissimo applicare a tappeto, sono una pompa idrovora di soldi. Che servono a "non decidere" , a mettere in secondo piano le responsabilità individuali, a non prendere iniziative. Perchè appena si prende una iniziativa si rischiano di violare sette o otto regolette, immaginate per finalità del tutto diverse. Quindi le cose utili , che costano poco e per cui bisognerebbe prendere una iniziativa, vengono omesse, e si fanno le cose per cui esiste una copertura, le pratiche che vivono di vita propria, in un mondo assurdo e burocratico. In cui si spendono miliardi per reparti ospedalieri che vengono chiusi dopo un anno...ma dove tutti sono "coperti" , perchè c'erano regolari delibere. Mentre i materiali arrugginiscono perchè mancano le regolari delibere per pochi euro di spese di completamento. Perchè il legalismo mortifica il buonsenso, in quella specie di gigantesca infezione sociale che è la macchina pubblica italiana. Dove sprechi e spese utili si confondono, dove l'organo è malato, ma non si può amputare perchè il paziente morirebbe. Sono tutti perfettamente legali i cavalcavia che pendono sul nulla, i macchinari diagnostici arrugginiti, gli alberi piantati e seccati perché nessuno li innaffia, gli ospedali costosi come le cliniche di Beverly Hills, ma dove si muore nell’indifferenza burocratica, peggio che in un vecchio lazzaretto di Calcutta. Tra qualche anno andremo noi , quei pochi che potranno permetterselo, a farci curare a Calcutta. O in qualsiasi altro posto si lavori con buonsenso, senza il cancro burocratico che ci disgrega piano piano.

 

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