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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Economia pubblica il debito pubblico si paga in credibilità politico-amministrativa
il debito pubblico si paga in credibilità politico-amministrativa PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Parlando del debito pubblico, soprattutto a microfoni spenti, spunta sempre più spesso l’idea di “fallimento”, difficile da coordinare con le stratosferiche quotazioni dei titoli pubblici, trattate in quest'altro post http://www.organizzazionesociale.com/opinione-pubblica-e-media/810-luomo-nero-della-finanza.

Molti propongono di “ridurre la spesa” , come se esistesse la voce di bilancio denominata “spese inutili, tagliare qui”, senza considerare che

la spesa pubblica italiana, al netto degli interessi sul debito ed in percentuale del PIL, è sostanzialmente in linea rispetto a quella degli altri paesi. Non spendiamo “tanto”, ma “spendiamo male”, cioè con faciloneria, gestendo la macchina pubblica in modo pasticcione, clientelare, relazionale, elettoralistico. Nuove imposte sono politicamente intollerabili non per il loro ammontare assoluto, ma per la sensazione che sarebbero soldi sprecati. Questa idea di inettitudine nella gestione della macchina pubblica è stata percepita anche all’estero, dove apprezzano le nostre aziende, ma considerano la nostra burocrazia come un incubo. Però non tutto è perduto, in quanto ci sono ampi margini per "vivere col debito" nell'era aziendale, dove la produzione di serie ha eccedenze enormi, con un costo marginale bassissimo, e che ha bisogno di qualcuno che consumi, anche a debito. Quest'ultimo serve ad “assorbire la produzione”, perché le organizzazioni produttive preferiscono vendere a credito che non vendere affatto, per ammortizzare le spese di ricerca e investimento. Nell'era aziendale nessuno rinuncia ai consumi, nessuno si toglie il pane dalla bocca , per “fare credito” , e per questo tutti i paesi del vecchio mondo sono indebitati. E per questo i mercati sono tendenzialmente ottimisti, fiduciosi , disposti a fare credito, non per avere interessi attivi, ma per collocare prodotti, con una ragionevole speranza di riuscire ad incassare domani. Tutti sanno che nel lungo periodo nessun debito sarà pagato , ma sarà trasferito, passato di mano reciprocamente prima, come scrivevamo nel post sopra indicato. Nessun paese può restituire il proprio debito pubblico, neppure nel lungo periodo, nè ridurlo in modo apprezzabile.  A ben guardare però nessuno chiede di poter restituire il debito, ma si chiede solo di “gestirlo”, di “reggerlo” , di fronteggiarlo, di salvaguardare la speranza dei creditori, di poter trasferire i loro crediti a qualcun altro, perchè il carrozzone continuerà ad andare avanti, non per sempre, ma per un tempo sufficientemente lungo...che in economia equivale a "sempre" (nel lungo periodo saremo tutti morti diceva keynes..). L'importante non è "ripagare" ma non infrangere queste illusioni, questo "wishful thinking" dei mercati col loro fondamentale ottimismo, la loro voglia di vedere quello che vogliono vedere, e di distogliere gli occhi da quello che li disturba, almeno finchè non è troppo grande. Se si capisce questo si può trovare il modo per non restare impantanati nelle manovre rituali, coi palliativi di emergenza, che vanno anche bene, ma non quando durano da trent'anni. Rendersi conto che il debito non va ripagato, ma va gestito, è il primo passo per rompere il circolo vizioso dei padri che ieri hanno campato senza lavorare, e i figli che oggi dovrebbero lavorare senza campare, solo per pagare gli interessi di un debito senza fine. L’importante è la riduzione degli interessi passivi, non quella del debito. Quest'ultimo non nasce solo perchè qualcuno vuole interessi attivi, ma in massima parte, come dicevamo, perchè qualcuno ha eccedenze produttive e crediti da parcheggiare.  Per i mercati l'importante non è tanto l'interesse attivo, ma il bisogno di “impegnare soldi”, derivanti da vendite, con la ragionevole aspettativa di ritrovarli. Per questo si è anche disposti ad accettare interessi negativi (pago un debitore affidabile perchè mi tenga i soldi, come fossero cagnolini  a pensione!),come avvenuto per la germania. Gli interessi diventano invece elevati quando si sente odore di rischio, ma in realtà nessun interesse è talmente elevato da compensare la perdita del capitale. Trasmettere l'idea di "serietà", di capacità di gestire la restituzione del capitale diminuiscee il suddetto “premio per il rischio” e ci rende affidabili. Se facciamo figuracce, diamo segni di cattivo governo, con un condono fiscale o una patrimoniale-rapina sui depositi, svoltiamo una finanziaria, ma dilapidiamo il capitale di immagine, e alla fine ci rimettiamo. Perchè alla fine il debito pubblico si paga in credibilità della macchina pubblica, in immagine di capacità organizzativa della macchina pubblica nel suo insieme, perchè la debitrice è lei. L'apparenza è importante, ma dipende dalla sostanza, dalla capacità di andare oltre le belle parole, anche se -come diceva Moretti- le parole sono importanti. Ma devono essere accompagnate da una efficienza nei fatti, perchè i mercati temono di "passare per fessi", e quindi non considererebbero mai “credibile” , ad esempio, un Lussemburgo con un debito come quello dell’Italia, solo perché il suo governo ed i suoi pubblici uffici, sono seri ed efficienti. Noi abbiamo esaurito la nostra capacità di indebitamento, però non abbiamo ancora sballato sul piano dei numeri, e abbiamo ancora margini per giocarcela sul piano della credibilità. Cioè di una apparenza cui deve corrispondere anche una sostanziale capacità dell’apparato pubblico di funzionare. Di prendere delle decisioni, di interloquire con le aziende, nazionali ed estere, di non cercare continuamente la copertura di una legge che gli dica cosa fare; ci vuole una macchina pubblica meno preoccupata di “rispettare le regole",  senza assumersi responsabilità”, e più motivata sugli "obiettivi sostanziali”, cioè smaltire i rifiuti, curare i malati, gestire il territorio, determinare i tributi, insegnare agli studenti, etc.. Un esempio potrebbe essere quello di allentare i vincoli di bilancio delle amministrazioni, dei singoli uffici, dare loro flessibilità e far loro scegliere dove tagliare, spingendo a rischiare senza paura, se lo si fa in buona fede. I tagli lineari servono a poco, mantengono gli sprechi da una parte e sono un pretesto per l'immobilismo dall'altra (non ho soldi, non prendo iniziative). In questa prospettiva, meglio una macchina pubblica più costosa, ma incisiva ed efficiente, di una più economica, ma ridotta ad ente erogatore di stipendi-sussidi. Il debito è di tutti , però è stato contratto per far funzionare la macchina pubblica, da cui anche i creditori esteri si aspettano credibilità politico-amministrativa. Quando gli stranieri vedranno una macchina pubblica che  funziona, che sa mescolare iniziativa e senso di responsabilità, allora capiranno che i loro soldi sono in buone mani. E ce li faranno pagare di meno, anche perdonando qualche temporaneo "sforamento", o qualche espediente contabile. Se invece la macchina continua a non funzionare sforamenti ed espedienti ci accompagneranno nel baratro.

 

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