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Dalla tassazione a tutto il resto

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Home Opinione pubblica e media Niente attenuanti ai terroristi, ma ci sono buone ragioni per "non essere" CH
Niente attenuanti ai terroristi, ma ci sono buone ragioni per "non essere" CH PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Fedele   

Faccio fatica a considerare Charlie Hebdo un simbolo di libertà: per me è un settimanale che ha sempre abusato della libertà. Un giornale satirico dovrebbe cercare di far ridere. Ci riesca o meno sempre satirico resta, perché importa l'obiettivo, non il risultato. Non ci si scandalizza per una bestemmia o per

una rappresentazione anche pesante, come le vignette di Forattini prima maniera su Repubblica, che dileggiavano simboli religiosi. In gran parte delle rappresentazioni volutamente e fieramente oscene di simboli religiosi, da parte di Charlie Hebdo, con equanima predilezione per le tre religioni monoteiste, le intenzioni comiche non si intravedono o sono secondarie. C'è piuttosto di solito mera blasfemia, concetto oggi in occidente difficile da comprendere.

Al di là dell'ironia o della satira, le immagini pubblicate sono semplicemente ignobili, volutamente esagerate nel loro essere blasfeme e dissacranti, fatte insomma per colpire dove fa più male, senza avere neanche la velleità di un messaggio sottostante che non sia quel malinteso senso di libertà dove ognuno si sente libero di fare e dire ciò che vuole, senza minimamente preoccuparsi dell'impatto sul prossimo.

Insomma, CH non rappresenta la libertà, ma la patologia della stessa, un danno collaterale purtroppo inevitabile della libertà, ossia il suo abuso. In quest'ultimo senso, e solo in questo, posso difendere CH: non per quel che è, ma per la libertà che presuppone.

Accetto il casseur perché per esserci un casseur, alla radice c'è una manifestazione di piazza e quindi una forma di espressione della libertà. Ma non intendo beatificare il casseur come esempio di democrazia e libertà,perché il suo atteggiamento mi ripugna e la sua condotta non è né democratica né liberale.

Il punto focale è che, quando fai una vignetta blasfema sulla religione cattolica, come ad esempio le tre persone della ss. Trinità che fanno trenino, sodomizzandosi, o il papa che alza un preservativo al posto dell'ostia e via di seguito, i cattolici protestano un po' (sempre più debolmente perché non interessa a nessuno) e al massimo fanno veglie di preghiera e messe riparatorie, dove chiedono perdono a nome di coloro che non sanno ciò che fanno, invocando la conversione dell'autore per la salvezza della sua anima.

Se invece fai vignette dove insulti il Corano appellandolo quale merda, disegni Maometto piegato a terra con gli attributi in vista ed una stella tra le natiche o che si fa riprendere lascivamente il sedere da un registra cinematografico, la reazione di una parte del mondo musulmano, quella più fanatica, è di tutt'altro tenore; le evenienze che una molotov distrugga la redazione o che due invasati sparino con i kalashnikov sui redattori sono, come visto, drammaticamente possibili (ed anche in qualche modo attese, se è vero che la redazione del giornale era "sotto protezione" della polizia).

Senza attenuanti per l'aberrante gesto dei fanatici terroristi, si può però dubitare che questa rivista "satirica" costituisca il modello ideale della libertà di stampa occidentale. L'impostazione nichilista di CH si inseriva infatti nella cannibalizzazione collettiva degli stessi valori dell'occidente; nella progressiva distruzione di una cultura di valori condivisi, per cui esisteva qualcosa in cui credere e da difendere, sostituendola con l'attuale poltiglia informe dove l'unica verità è che non esistono verità (e quindi in automatica contraddizione intrinseca, peraltro). In quest'ottica, CH è parte di quella tendenza esistente nella cultura occidentale che ha oscurato i valori tradizionali e religiosi, senza proporre per altro verso nuovi valori. C'è un rischio di autodistruzione, che ha reso l'occidente sempre più permeabile a forze destabilizzanti esterne ed interne, che possono farlo implodere nelle sue contraddizioni.

Perché l'identità di un popolo è imprescindibile per la coesione sociale e noi occidentali (soprattutto noi europei) non sappiamo più chi siamo e da dove veniamo, né tantomeno riusciamo a comprendere di essere stati per centinaia di anni, attraverso la nostra cultura, il centro ed il traino della storia del mondo.

Per dirla con le parole dell'allora card. Ratzinger, nel saggio "Senza Radici", oggi nell'occidente si ravvisa un odio di sé " che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l'Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. (...) Ma la multiculturalità non può sussistere senza costanti in comune, senza punti di orientamento a partire dai valori propri."

Un'ultima parola, sui concetti di libertà e rispetto, presa direttamente da San Paolo, nella sua lettera ai Corinti, partendo dalla considerazione che, secondo il messaggio di Gesù, non esistono cibi impuri. Ecco cosa scriveva:

"(...) Se qualcuno non credente vi invita e volete andare, mangiate tutto quello che vi viene posto davanti, senza fare questioni per motivi di coscienza. Ma se qualcuno vi dicesse: , astenetevi dal mangiarne, per riguardo a colui che vi ha avvertito e per motivi di coscienza; della coscienza, dico, non tua, ma dell'altro. Per qual motivo infatti, questa mia libertà dovrebbe esser sottoposta al giudizio della coscienza altrui?".

San Paolo, sapeva coniugare la propria libertà con la sensibilità altrui, senza cedere un passo sulle proprie posizioni, perché sapeva davvero chi era.

P.s. 1 Sul blog del vaticanista del La Stampa Marco Tosatti, "San Pietro e dintorni" c'è un interessante articolo sulle reazioni di due giornali turchi (Islam "moderato", quindi) alla strage di Parigi. Il titolo è abbastanza eloquente "Charlie: c'è chi applaude gli assassini"

P.s.2 l'editoriale del Financial Times, criticato da tutta la stampa europea, secondo me è di puro buon senso, soprattutto quando dice che CH "non è comunque il più convincente campione della libertà d'espressione".

P.s.3 uno degli articoli migliori che ho letto è sul sito del neo quotidiano La Croce (va in edicola il 13 gennaio). E' di Mario Adinolfi ed è intitolato "C'è una sola strada e parte da Ratisbona".

 

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