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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Opinione pubblica e media Cattedropoli, diritto tributario e potere dei saperi
Cattedropoli, diritto tributario e potere dei saperi PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Abbiamo avuto un ricercatore coraggioso e fortunato in diritto tributario, che ha reso possibile provare quello che istintivamente tutti intuiscono, in varie materie. Cioè che esiste una combinazione di giusta cooptazione sui contenuti, come diceva ZenoZencovich, e di spartizione relazionale delle posizioni universitarie. La selezione universitaria è un problema generale, anche se in tributario si era arrivati

al massimo della degenerazione; i contenuti infatti non contavano più, ridotti a vuota forma, scientificità  esteriore o se si preferisce supercazzole, con la paralisi del pensiero di cui parlavo da almeno 5 anni, in questi post sulla morte cerebrale di una comunità scientifica. Tuttavia la selezione della docenza universitaria, pur essendo una funzione di pubblico interesse, non è un concorso alle poste, e la comunità scientifica vi svolge un ruolo fondamentale, non sostituibile, che si potrebbe chiamare "il potere dei  saperi". E' una questione generale, che riguarda tutti i saperi, dove le degenerazioni, le collusioni e le possibilità di controllo sociale si intrecciano variamente. Per questo i modelli unici dei controlli dei saperi, messi in campo dall'ANVUR , devono essere personalizzati, proprio per evitare che diventino una formalizzazione delle spartizioni, ed una omologazione al ribasso delle prassi deteriori già usate dalle comunità scientifiche. Che non vanno "normalizzate" per quello che sono, degenerazioni  comprese, ma vanno controllate per quello che devono essere, come funzione sociale, sapere per sapere. E' una questione giuridica, anche se non legislativa, nel senso che devono occuparsi gli studiosi delle funzioni pubbliche, anche se "non giurisdizionali". Le mie idee in proposito sono in questo  lungo  articolo, relativo alla generalità dei saperi, anche se sopratutto umanistico-sociali. Il succo è la necessità che l'ANVUR o quale che sia l'autorità di controllo della ricerca, venga aiutata dalle parti sane dei saperi, e le aiuti a contrastare le tendenze parassitarie a uccidere i saperi, cioè i ciarlatani che si spacciano per studiosi e scienziati, sopratutto nelle materie umanistico sociali. Dove il problema non è distinguere le idee giuste da quelle sbagliate, ma le idee che hanno un filo logico dalle prese in giro vagamente in tema utilizzate per accreditarsi, disorientando l'interlocutore. Spesso non è facile distinguere, perchè la scientificità esteriore si maschera bene. I ciarlatani devono essere abili, altrimenti li smascherano facilmente. Ma non è un motivo per metterli in cattedra. 

 

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